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| La rettifica |
La lavorazione di rettifica consiste nell’asportazione del metallo del pezzo in lavorazione mediante un meccanismo di abrasione. Il metallo infatti... |
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La lavorazione di rettifica consiste nell’asportazione del metallo del pezzo in lavorazione mediante un meccanismo di abrasione. Il metallo infatti non viene rimosso da un tagliente, ma attraverso l’azione di un elevato numero di grani abrasivi distribuiti all’interno dell’utensile, che prende il nome di mola, nella quale questi grani vengono mantenuti in coesione grazie all’impiego di un particolare legante. Il processo di rettifica è l’unico processo convenzionale che può essere impiegato nella lavorazione di materiali particolarmente duri (es. leghe ad elevata durezza) ed acciai trattati termicamente (es. temprati o cementati). Durante la rettifica, particolare cura deve essere dedicata al raffreddamento, sia della mola che del pezzo in lavorazione. Durante la lavorazione si raggiungono infatti temperature molto elevate, le quali possono portare alterazioni nel legante con conseguente rottura dell’utensile. Per quanto concerne il pezzo in lavorazione invece, le elevate temperature possono dar luogo ad alterazioni nella microstruttura dell’acciaio (creazioni di zone martensitiche fragili) e a tensioni residue di origine termica.
La macchina che si impiega nella lavorazione di rettifica prende il nome di rettificatrice, e diverse sono le tipologie che possono essere trovate nelle officine.
La rettificatrice più comune è sicuramente quella superficiale (Figura 1) in cui il pezzo viene posizionato sul piano di lavoro e a questo ancorato mediante l’applicazione di un campo magnetico. Tale tavola può traslare orizzontalmente nelle due direzioni, mentre la mola può traslare verticalmente consentendo di variare la profondità di passata.
Un'altra tipologia è costituita dalla rettifica in tondo, che può essere effettuata sia su superfici esterne che interne.
Nel primo caso (Figura 2) il pezzo possiede fori di centraggio che ne consentono il montaggio tra le punte della macchina e viene posto in rotazione nello stesso verso dell’utensile, in maniera tale da far si che nel punto di contatto utensile e pezzo si trovino ad avere direzione di movimento opposta.
Nel secondo caso invece, il pezzo è mantenuto fermo mediante un afferraggio, e la sua superficie interna viene lavorata mediante un utensile di dimensioni minori del diametro del pezzo. La mola viene mantenuta ad alte velocità di rotazione, in maniera tale da avere una adeguata velocità periferica nel punto di contatto tra pezzo e utensile. La figura 3 mostra alcune tipologie di mole impiegate per la rettifica interna.
Un accenno meritano da ultimo le rettificatrici universali, macchine che, grazie alla possibilità di montare diversi attacchi, possono effettuare diversi tipi di operazioni.
Per quanto riguarda le mole, come già si è detto queste non sono altro che dischi nei quali un elevato numero di grani abrasivi viene tenuto insieme mediante l’utilizzo di un legante. Per quanto riguarda i grani, questi possono essere naturali (diamante, corindone, silice) o artificiali (Alundum, Carburundum , Nitruro di Boro cubico); per quanto riguarda i leganti usati invece, i più comuni sono quello ceramico (a base di caolino e argilla) quello al silicato, il legante elastico (a base di gomma), il legante a base di resina e il legante a base metallica. La scelta del tipo di mola da impiegarsi, in termini di materiale e dimensioni del grano e del particolare tipo di legante, sarà dettata dal tipo di materiale in lavorazione e dalla finitura superficiale desiderata.
Ing. Fabio Renzi TVK Project s.r.l. Motorsport software and consulting Via Ignazio Guidi, 44 00147, Roma
renzi@ing.uniroma2.it fabio.renzi@tvk-project.com www.tvk-project.com
Phone +39 0672597136
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